Dylan, dott. Robert

Dylan, dott. Robert

Bob Dylan ha lasciato l’università al primo anno, e ha fatto benissimo visto che è stata l’università a inseguirlo per tutta la sua carriera. Ha ricevuto due dottorati ad honorem in musica (Princeton nel 1970 e St. Andrews nel 2004). In realtà gli mancava comunque un pezzo del curriculum, visto che il dottorato dovrebbe venire dopo la laurea. Devono essersene accorti a Stoccolma e hanno rimediato: adesso è laureato con tutti i crismi (anche se non sono ancora riusciti a dirglielo, pare che non risponda al telefono). Gli “scrittori” si sono divisi tra arrabbiati – perché la musica non è letteratura – e abbozzanti – se lo merita, ha davvero influenzato la cultura.

Personalmente sono d’accordo e in disaccordo. D’accordo perché secondo me è giusto includere la musica nella considerazione del Premio per la letteratura, lo sanno anche i muri che la poesia è nata come espressione musicale orale e solo dopo è diventata scritta. Tanto è vero che tutto il lessico della poesia è uguale a quello della musica (liriche, metro, ritmo, musicalità) ma quando danno il Nobel a un poeta non si scandalizza nessuno. Anzi, sembra sempre una scelta un po’ retrograda. Ora che si premia un poeta in musica sembra una scelta troppo d’avanguardia. Mah.

Sono però anche in disaccordo, perché nello spirito del Nobel dovrebbe esserci secondo me anche il riconoscimento di un grande lavoro che non è stato apprezzato a sufficienza. Il testamento della buonanima di Alfred disponeva che del suo patrimonio, ogni anno andasse “una parte alla persona che avrà prodotto nel campo della letteratura la migliore opera in una direzione ideale” senza specificare se misconosciuta o strafamosa. Ma Bob Dylan ha avuto un successo planetario, oltre all’influenza sulla letteratura americana che gli viene riconosciuta da tutti. Forse non gli serviva il Nobel (e magari lo pensa pure lui, visto che non si fa trovare).

Mi torna in mente un articolo della New York Review of Books che ho tradotto cinque anni fa ed era uscito su 451, in cui Giles Harvey recensiva due libri che parlavano del Bob Dylan successivo alla sua fase di declino cominciata nel 1966, data del suo incidente in moto. Dal 1971 al 1975 e dal 1978 al 1989 non ha prodotto niente di valore e solo con il 1997, ritornando alla tradizione folk, ha riconquistato il successo popolare. “E questo è esattamente quello che è successo: con il passare degli anni, Dylan si è trovato intrappolato dentro la gelatina della propria leggenda“. Una gelatina a lunghissima conservazione, visto che l’ha preservato fino al Premio Nobel 2016.

 

[Immagine dal video di Bob Dylan “The night we called it a day”, da Far Out Magazine]

 

Bob Dylan dopo il declino

 

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